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Terminal crocieristico al Lido «Sempre meglio di Marghera»

Piace a Tommasini (coop Portabagagli) l’idea degli approdi fuori dalla laguna E intanto Duferco impugna davanti al Tar il bando di concorso per l’off shore

Eugenio Pendolini

07 Settembre 2021

/ venezia

Permetterebbe di far arrivare navi da 300 metri che difficilmente riuscirebbero a entrare in laguna, senza mettere mano al canale dei Petroli. E garantirebbe i cinque approdi temporanei insieme a Fusina, aggirando così tutte le criticità di Marghera e degli approdi sulla sponda nord del canale nord.

Il progetto Venis Cruise piace ai rappresentanti del mondo portuale. Tra gli ospiti dell’incontro organizzato ieri all’hotel Bologna di Mestre dagli ingegneri Enzo Palmisano (Duferco) e Cesare De Piccoli (DP Consulting) c’erano anche i protagonisti del mondo della crocieristica che guardano con ansia al futuro del comparto. Tra loro anche Vladimiro Tommasini, presidente della cooperativa Portabagagli del Porto di Venezia. «Qualsiasi alternativa oltre a Marghera deve essere presa in considerazione» spiega Tommasini, «soprattutto alla luce di tutte le prescrizioni che riguardano il canale nord di Marghera e le banchine Vecon e Tiv. Ecco perché il progetto Venis Cruise diventerebbe complementare con Fusina, garantendo quei cinque approdi previsti dai decreti legge».

Fase transitoria, questa la parola chiave ripetuta a più riprese. E transitorietà è anche il filo rosso che collega il progetto “Venis Cruise 2.0”.

La società non ha potuto partecipare al concorso d’idee per la soluzione definitiva fuori dal mare e ha presentato ricorso al Tar Veneto per l’annullamento del bando. Nel frattempo ha inviato il progetto per la realizzazione di un approdo temporaneo. Con un costo stimato di 79 milioni, prevede la realizzazione, sempre alla bocca di Porto del Lido, di una banchina lunga 644 metri (150 metri in meno dell’ipotesi originaria) per l’accosto da un solo lato di due navi da crociera di ultima generazione. E quindi, navi di lunghezza pari a 300 metri. «Quelle cioè che difficilmente entrerebbero in laguna senza mettere mano al Canale dei Petroli» conclude Tommasini. I tempi di realizzazione sarebbero di 18 mesi dalla conclusione di tutto l’iter autorizzativo. La nuova banchina, rilevano Duferco, Dp e Norwegian che qui vorrebbe trasferire un proprio hub, diventerebbe il primo modulo del Progetto Venis 2.0. Non è un caso che proprio la logistica intorno al nuovo progetto sia stata al centro del tavolo tecnico di ieri organizzato insieme ai rappresentanti del mondo crocieristico. «Era uno dei punti scoperti con la comunità portuale» spiega l’ingegnere De Piccoli, «ma così non è, la Marittima manterrebbe la sua centralità in termini di accessibilità terrestre, bagagli, check-in. Ci si è spinti anche per la contrarietà delle compagnie di navigazione ma il testo è stato sottoscritto con Norwegian Cruise Line, terzo gruppo mondiale dopo Carnival Royal Carribbean. Altre società hanno già comunicato la contrarietà a Marghera, Costa Crociere ha manifestato interesse verso Trieste, Msc ha detto ok a Marghera e utilizza già Monfalcone e ha presentato domanda per concessione 25ennale di Ancona. Ecco perché oggi come mai prima c’è da dare una risposta a quale sarà il futuro della crocieristica a Venezia per evitare che faccia la stessa fine della chimica di Marghera». —

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