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martedì, Luglio 5, 2022

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Docenti e studenti veneziani contro l’obbligo del Green pass: «Discriminatorio»

VENEZIA. Cinque docenti universitari, un tecnico, una dottoranda e persino un’assegnataria di ricerca, già candidata alle regionali dell’Emilia Romagna con il Movimento 3V.

Sono i veneziani firmatari del documento di protesta contro il Green pass, sottoscritto da oltre 300 accademici. Parlano di una suddivisione «in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione».

Lo fanno in una lettera dai toni pacati, nella quale si schierano contro il certificato verde, che per loro è «discriminazione ai danni di una minoranza» e che farebbe affiorare alla mente «precedenti storici che mai avremmo voluto ripercorrere».

Tra i firmatari si contano otto veneziani, ma il numero totale aumenta di ora in ora. Mentre, parallelamente, si ingrossa il gruppo Telegram degli studenti lagunari contro il Green pass: sono quasi 800 e hanno inviato due lettere alla rettrice Lippiello e a tutti i professori di Ca’Foscari, diffidandoli dal chiedere il Green pass a lezione.

Se non saranno ascoltati, minacciano di non pagare le tasse universitarie. Gli studenti no vax hanno alcuni buoni alleati tra gli accademici.

Tra i firmatari della lettera, si leggono i nomi di tre docenti di Ca’Foscari: Giorgio Ravegnani, professore di Storia medievale; Anita Frison, docente a contratto di letteratura russa; e Sabina Crippa, professoressa associata di Storia delle religioni. Ravegnani e Crippa, contattati, preferiscono non spiegare lo proprie ragioni, declinando l’invito a rispondere alle nostre domande.

Ci sono poi Barbara Trombetta, docente della Teoria della percezione e psicologia della forma e di Psicologia dell’arte all’Accademia di belle arti; Valerio Vladimiro, professore ordinario in quiescenza di Geometria proiettiva e descrittiva allo Iuav. C’è un tecnico informatico di Ca’Foscari, Carlo Volpato.

C’è Sara Quandomatteo, dottoranda del dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati.

E c’è persino un’attivista del Movimento 3V: Eliana Pecorari, assegnista di ricerca a Ca’Foscari e candidata alle regionali per l’Emilia Romagna, con il partito Vaccini vogliamo verità.

Si schierano contro il Green pass, perché «misura in contrasto con i dettami della Costituzione e con quanto stabilito dal Regolamento UE 953/2021, che chiarisce che «è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate» per diversi motivi o «che hanno scelto di non essere vaccinate».

Dal primo settembre, tutti gli universitari – lavoratori e studenti – sono obbligati a possedere il Green pass, per essere ammessi in ateneo. I ragazzi che non vogliono né vaccinarsi né sottoporsi a tampone possono ripiegare sulla didattica a distanza, ma non hanno alternative per gli esami.

Per i lavoratori, invece, la sola alternativa al Green pass consiste nella sospensione. Per il momento, Ca’ Foscari fa sapere di non avere registrato problemi. Ma, tra gli alunni, i controlli sono a campione e i no vax “duri e puri” sostengono di non avere intenzione di sottoporsi al test. Sfideranno la sorte, sperando di non incappare nel controllo a busta chiusa.

Intanto, nel gruppo Telegram degli universitari, alcuni consigli arrivano anche da chi siede dall’altra parte della cattedra. Vanessa, che si identifica come docente a contratto in attesa di conferma, qualche giorno fa scriveva: «Mi vergogno per i miei colleghi, da cui prendo le distanze, e vi stimo ancora di più per essere così giovani ma già così consapevoli». —

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