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Acqua granda, rimborsi per danni mai subiti 13 denunce per 230 mila euro di contributi

Presentate false perizie o fatture per ristori fino a 20 mila euro: dovranno rispondere del reato di truffa aggravata

roberta de rossi

18 Settembre 2021

L’acqua alta del 2019 ha messo la città in ginocchio e c’è chi subito ha abusato degli aiuti di Stato per rimetterla in piedi, ottenendo rimborsi per danni mai subìti, ma certificati grazie a false perizie e fatture per lavori mai eseguiti. Quando si dice “far carte false”.

Nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza di Venezia ha denunciato tredici persone che hanno ricevuto contributi non dovuti per 230 mila euro, dopo aver presentato al Comune di Venezia documentazione falsa. E non si tratta di un’indagine conclusa – assicurano gli investigatori – ma arriveranno presto altre denunce. Sono, infatti, una cinquantina le posizioni sinora finite nella lente dei controlli, tutte relative a persone che hanno ottenuto rimborsi tra i 10 e i 20 mila euro per presunti danni alle loro attività. Uno schiaffo in faccia alle migliaia di veneziani e imprese di ogni natura, che la vita rovinata dall’acqua alta del 12 novembre ce l’hanno avuta per davvero.

L’operazione nasce dal protocollo d’intesa sottoscritto il 13 dicembre 2019, a un mese dalla devastante alluvione, tra il Dipartimento della Protezione Civile e il Comando Generale della Guardia di Finanza. Un accordo – si legge in una nota – «finalizzato a contrastare le indebite percezioni dei fondi pubblici messi a disposizione dal Governo per fronteggiare i danni provocati dagli eccezionali eventi di marea di 2 anni fa». In questo contesto, il Comune di Venezia ha messo a disposizione dei finanzieri del 1° Nucleo Operativo Metropolitano del capoluogo il data base con i dati di chi ha percepito i rimborsi e sono partiti i controlli nei confronti di alcune imprese del centro storico che avevano ottenuto i risarcimenti, «per verificare il possesso dei requisiti legittimanti la richiesta e la percezione dei fondi».

Purtroppo, come spesso accade, quando si cerca il “furbetto” lo si trova sempre. E in questo caso la macchina della truffa è anche complessa. «I riscontri eseguiti dai finanzieri», si legge nel comunicato del comando, «hanno permesso di verificare che 12 operatori economici di origine cinese, titolari di altrettanti esercizi commerciali operanti nel centro storico di Venezia, avevano presentato, per dimostrare il danno subito, fatture emesse da 5 aziende con sede in Veneto, Toscana, Puglia e Lombardia, anch’esse intestate a soggetti di nazionalità cinese». Vere e proprie “cartiere”, aziende fasulle pronte ad emettere fatture per spese inesistenti, come si trovano in tutte le inchieste per frode.

Per esempio, una di queste imprese fabbrica-fatture era formalmente cessata ben prima della marea del 2019, ma era stata fatta “resuscitare” per l’occasione.

«In altri casi, inoltre, alcuni dei beneficiari coinvolti», prosegue la Finanza, «nonostante fossero titolari di aziende del tutto scollegate tra loro, hanno allegato alle rispettive richieste di contributo foto identiche attestanti i danni dichiaratamente subiti».

Al termine delle indagini sono così stati denunciati alla Procura 13 persone, per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e utilizzazione di fatture per operazioni. Ma non si pensi a un “affare cinese”, nelle 50 posizioni sotto controllo, molti sono i cittadini veneziani. E per ora si tratta delle aziende che hanno chiesto rimborsi fino a 20 mila euro. Ma tutte le posizioni, anche dei singoli privati, saranno controllate. —

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