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martedì, Luglio 5, 2022

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Caro energia, tutti d’accordo sui nuovi aiuti a imprese e famiglie. Ma nessuno sa ancora dove prendere i soldi

Pressato dal quotidiano grido di dolore di Confindustria che vuole ulteriori sussidi per aiutare le imprese a fronteggiare il caro energia, il governo si barcamena tra avanzate francesi e ritirate spagnole. Oggi, dalle pagine del Corriere della Sera il sottosegretario leghista del Tesoro Federico Freni afferma “Il caro energia è il tema che, più di tutti, sta impegnando le riflessioni e il lavoro del governo. Ai quasi 5 miliardi stanziati per il primo trimestre si aggiungerà certamente un ulteriore intervento nelle prossime settimane: un importo adeguato per garantire sostegno a imprese e famiglie”. Freni aggiunge che si parla “certamente non meno di cinque miliardi, ragionevolmente almeno sette”. “Dobbiamo proteggere le famiglie, le imprese, gli artigiani, i commercianti, dobbiamo sostenere l’Italia: se per fare tutto questo si renderà necessario un nuovo scostamento di bilancio, il governo ne prenderà atto”, afferma. E qui però la questione si complica perché l’idea di fare nuovo debito non incontra grandi favori a palazzo Chigi.

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“L’aumento del prezzo dell’energia rischia di avere un costo totale l’anno prossimo superiore all’intero pacchetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Quindi non è che il Pnrr ci ha messo al sicuro da tutto” ha affermato ieri il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani glissando però sul reperimento delle risorse necessarie: “sono un tecnico, non un politico”. Senza fare deficit un po’ di soldi si potrebbero trovare nei bilanci di chi grazie alla situazione attuale di mercato di soldi ne sta facendo, e tanti. La sola Eni (partecipata al 30% dal tesoro) avrebbe messo da parte 4 miliardi di euro di profitti aggiuntivi grazie alla differenza di prezzo a cui compra il gas e poi lo rivende.

Si potrebbero anche ritoccare il costo delle concessioni per l’utilizzo dei giacimenti italiani, oggi su livelli bassissimi. Ma da quest’orecchio il governo proprio non ci sente. L’apparato confindustriale, dal centro studi al quotidiano Il Sole 24 Ore è intanto impegnato 24 ore al giorno a denunciare . Il Csc ha affermato che la produzione industriale di gennaio registrerà un arretramento (i dati ufficiali dell’Istat sul mese usciranno solo a marzo) significativo dovuto al caro energia con un effetto sul Pil che potrebbe tradursi in una sforbiciata alla crescita dello 0,8%. Oggi si racconta delle acciaierie, che hanno chiuso il 2021 con bilanci da record grazie alle quotazioni in fortissimo rialzo, ma che ora rischiano di dover “fermare i forni” per gli eccessivi costi di produzione.

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Il problema, in generale, è reale. Il gas è rincarato di circa 7 volte rispetto al periodo pre pandemia. Il petrolio è su valori relativamente elevati, sebbene ancora lontano dai massimi storici. Il caro energia, che si trasmette via via a tutti i settori sotto forma di maggiori costi di trasporto e produzione, è responsabile per il circa il 50% dei recenti aumenti dell’inflazione. La situazione attuale è l’effetto di una serie di fattori, primo fra tutti il gioco che sta conducendo la Russia da cui arriva il 40% del gas che consumiamo in Europa e che regola i flussi con il contagocce per giocarsi la partita in Ucraina.

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